Spesso, soprattutto se la nostra giornata è piena di impegni, tendiamo a fare la spesa in fretta e furia senza prestare troppa attenzione alle etichette riportate sulle confezioni dei prodotti che riponiamo nel carrello, lasciandoci guidare non tanto dall’effettiva qualità degli ingredienti contenuti quanto da altre discriminanti come il prezzo, il packaging o la pubblicità. 

Saper leggere correttamente le etichette alimentari è però fondamentale per conoscere e valutare l’effettiva qualità di un prodotto in rapporto al suo prezzo e, soprattutto, ai suoi ingredienti, permettendoci di impostare una dieta bilanciata per noi e per le persone per le quali effettuiamo gli acquisti. 

L’etichetta è infatti il mezzo attraverso il quale l’azienda produttrice si mette in contatto con il consumatore, che consapevolmente sceglie cosa acquistare e concorre a determinare l’offerta di beni sul mercato. Per questo motivo l’azienda produttrice attraverso l’etichetta deve impegnarsi per fornire una vera e propria ”carta d’identità” del prodotto alimentare, etichetta che dovrà essere quindi chiara, sincera ed essenziale. 

Vediamo quindi quali sono le principali caratteristiche della confezione dei prodotti che troviamo al supermercato e a cosa dovremmo prestare attenzione durante la spesa  

 

I prodotti alimentari possono essere venduti:

  • Sfusi: previo frazionamento e confezionati in materiale protettivo in negozio se richiesto dall’acquirente (pensiamo ai prodotti ortofrutticoli, al pane o agli affettati ad esempio)
  • Preincartati: costituiti dal prodotto stesso e dall’involucro in cui è stato posto o preincartato precedentemente dall’esercizio di vendita

Per le due tipologie sopracitate non c’è l’obbligo di riporre l’etichetta direttamente sul prodotto, ma deve essere comunque presente all’interno del punto vendita ed esposto al pubblico un cartello riportante:

  • denominazione di vendita
  • elenco degli ingredienti in ordine decrescente
  • modalità di conservazione per i prodotti deperibili (fatta eccezione per i prodotti di pasticceria fresca e coni gelato, che si presuppone vengano consumati subito)
  • data di scadenza (per la pasta fresca)
  • prezzo per unità di peso o volume
  • titolo alcolimetrico/volume per bevande contenenti più del 1,2% di alcol 
  • Preconfezionati/Preimballati: costituiti dal prodotto stesso e dalla confezione/imballaggio in cui è stato riposto prima di essere messo in vendita. La confezione deve essere assolutamente sigillata o chiusa ermeticamente o comunque impossibili da manomettere senza che risultino aperti e le fascette e le legature, anche se piombate, non rientrano negli imballaggi di questa categoria. 

L’etichetta, la presentazione sulla confezione e la pubblicità non devono (o meglio, dovrebbero ):

  • trarre in inganno l’acquirente ”barando” su fattori come caratteristiche nutrizionali, ingredienti, qualità, composizione e luogo di origine del prodotto 
  • evidenziare caratteristiche come particolari o uniche quando invece tutti i prodotti dello stesso tipo le possiedono 
  • attribuire al prodotto proprietà atte a prevenire, curare o guarire malattie né tanto meno accennare a proprietà farmacologiche 

 

Le diciture che obbligatoriamente devono comparire su un prodotto (o sulla sua confezione) sono:

  • denominazione di vendita: la denominazione prevista dalle disposizioni vigenti, il nome consacrato da usi e consuetudini o una descrizione del prodotto, che non può essere sostituito da nomi di fantasia o marchi da fabbrica 

 

  • elenco degli ingredienti/inci: dev’essere riportato in ordine decrescente e la percentuale contenuta va indicata solo per gli ingredienti che compaiono nella denominazione o in un’eventuale foto del prodotto. Tra gli ingredienti riportati sono inclusi gli additivi (indicati con il nome della categoria, il nome specifico e il corrispondente numero CEE es. ”antiossidante: acido L-ascorbico o E 300) e le sostanze aromatizzanti (indicate come ”aromi naturali” se di origine naturale o ”aromi” se sintetici

 

  • quantità netta: quantità contenuta al netto della tara

 

  • quantità nominale: quantità contenuta in un imballaggio quando il confezionamento avviene in quantità costanti 

 

  • termine minimo  di conservazione (TMC) o data di scadenza: la dicitura ”da consumarsi preferibilmente entro il…” indica la data di preferibile consumo o fino a quando il prodotto conserva le sue specifiche proprietà, se conservato adeguatamente; la dicitura ”da consumarsi entro il…” indica il termine perentorio entro il quale deve essere consumato il prodotto ed è obbligatorio per tutti i prodotti altamente deperibili dal punto di vista microbiologico (naturalmente gli alimenti non possono essere assolutamente posti in vendita oltre la data di scadenza indicata e le date risultano valide solo se i prodotti sono stati conservati adeguatamente). La data di scadenza deve essere espressa con:
  • giorno e mese, per prodotti conservabili fino a 3 mesi
  • mese e anno, per prodotti conservabili da 3 a 18 mesi 
  • anno, per prodotti conservabili oltre i 18 mesi 

Sono esenti da TMC: i prodotti ortofrutticoli freschi interi, i vini e le bevande ottenute da mosti d’uva, bevande con più del 10% di alcol, le bevande alcoliche o analcoliche contenute in recipienti superiori ai 5l, i prodotti di panetteria e pasticceria (che solitamente si consumano entro 24h dalla produzione), gli aceti, il sale da cucina, lo zucchero allo stato solido, le caramelle e le chewing gum e i gelati monodose. 

 

  • il nome e la sede dello stabilimento di produzione e di confezionamento

 

  • il numero identificativo del lotto: univoco per tutte quelle unità di vendita prodotte o confezionate nelle stesse condizioni, ossia nello stesso ciclo di produzione un determinato giorno (lotto). Il numero di lotto è espresso in forma di numero a più cifre o in forma alfanumerica ed è preceduto dalla lettera ”L” e può essere utile per individuare eventuali partite non conformi da ritirare dal commercio

 

  • modalità di conservazione ed utilizzo

 

  • istruzioni d’uso

 

  • il luogo di origine e provenienza: obbligatorio solo se è necessaria l’adozione di particolari accorgimenti in funzione della natura del prodotto o se l’omissione può indurre in errore l’acquirente

 

Frodi più frequenti in etichetta:

  • dichiarazione false in merito di provenienza, qualità, composizione e caratteristiche
  • indicazioni ingannevoli ed insidiose atte a magnificare indebitamente un prodotto e le sue caratteristiche 
  • mancata corrispondenza con gli ingredienti dichiarati (assenza o minor contenuto di quelli di pregio indicati nella denominazione) 
  • mancata elencazione di ingredienti ”indesiderati” 
  • ”manipolazioni” della data di scadenza

 

Etichetta e allergeni

La dose di un determinato ingrediente necessaria per scatenare una reazione allergica può essere estremamente ridotta, per questo è necessario riportare in etichetta l’eventuale presenza di sostanze allergeniche. Ogni sostanza appartenente all’elenco dei potenziali allergeni, sia come sostanza finita che derivata, se impiegata nella produzione di un prodotto e residuata nel prodotto finito, anche se in forma alterata, deve essere indicata in modo chiaro sull’etichetta. Se un alimento che non contiene allergeni viene prodotto nello stabilimento in cui uno o più allergeni vengono impiegati come ingredienti in altri prodotti o il responsabile garantisce la mancata contaminazione del primo attraverso fasi di preparazione separate, particolari procedure di pulizia e disinfezione, oppure deve apporre sull’etichetta del prodotto una dicitura del tipo ”può contenere tracce di…” ”prodotto in uno stabilimento in cui vengono lavorati anche…”. Nell’elenco degli ingredienti il nome dell’allergene deve essere ripetuto per ogni ingrediente o coadiuvante tecnologico che lo contiene, deve essere evidenziato in modo da poterli distinguere dagli altri ingredienti della lista (utilizzando ad esempio un differente carattere per colore, dimensioni o stile) e deve comparire sul cartello espositivo nel caso di prodotti venduti sfusi. 

 

Elenco sostanze allergeniche

Glutine (contenuto in cereali come grano, segale, orzo, avena, farro, kamut, varietà ibridate e derivati)

Soia e derivati

Frutta secca in guscio (mandorle, nocciole, noci, anacardi, noci pecan, noci brasiliane, pistacchi, noci di macadamia) esclusi i pinoli 

Arachidi e derivati 

Sesamo e derivati 

Latte (bovino, ovino, caprino) e derivati 

Uova e derivati 

Pesce e derivati 

Crostacei e derivati 

Sedano (compreso il sedano-rapa) e derivati 

Senape e derivati 

Biossido di zolfo e solfiti (in concentrazioni maggiori di 10mg/kg o 10mg/l espressi come SO2) 

 

Etichettatura nutrizionale

Sono ammesse solo le informazioni nutrizionali inerenti al valore energetico, ai nutrienti, alle sostanze che appartengono a una delle categorie dei nutrienti o che ne sono componenti (proteine, carboidrati, zuccheri, fibre, lipidi, acidi grassi saturi, sodio ecc…). Il valore energetico e le quantità dei nutrienti devono essere presentati sotto forma numerica con unità di misura specifiche (100g, 100ml o per imballaggio) mentre quello delle vitamine sotto forma percentuale in base all’apporto giornaliero raccomandato. Le informazioni riguardanti gli aspetti nutrizionali devono essere riportate in un luogo ben visibile della confezione, scritte in caratteri leggibili e indelebili e in un linguaggio comprensibile dall’acquirente. 

 

I ”claims” 

Per claim si intende ”qualunque messaggio o rappresentazione non obbligatoria, in base alla legislazione comunitaria o nazionale, comprese le rappresentazioni figurative, grafiche o simboliche in qualsiasi forma, che affermi, suggerisca o sottointenda che un alimento abbia determinate caratteristiche” Reg. Ce n. 1924/06. I claims possono essere:

  • nutrizionali: corrispondono alla definizione di ”indicazione nutrizionale” e attestano che un alimento possegga caratteristiche nutrizionali particolari
  • salutistici: corrispondono a qualsiasi indicazione che affermi, suggerisca o sottointenda l’esistenza di un rapporto tra un alimento, o i suoi componenti, e la salute
  • relativi alla riduzione del rischio di malattia: corrispondono a qualunque indicazione che leghi il consumo di un alimento, o dei suoi componenti, alla prevenzione di fattori di rischio o di sviluppo di una malattia

I claims non devono essere ingannevoli, ambigui o fuorvianti, non devono incentivare il consumo eccessivo di cibo, devono essere comprensibili al consumatore medio e devono essere formulati sulla base di prove scientifiche accettate. 

Spero che questo primo articolo sull’argomento ti sia piaciuto e, se vuoi lasciarmi un consiglio, un feedback o semplicemente fare due chiacchiere lascia un commento qui sotto o sulla pagina Facebook 🙂

Ciao e al prossimo articolo!

Fonti: Merceologia degli alimenti – Lolita Liberatore – Franco Angeli 

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Chiara

Chiara

Ciao! Mi chiamo Chiara e studio per diventare nutrizionista. Amo il cibo nella sua totalità, dai piatti più semplici e tradizionali, a quelli più complessi e innovativi. Stare in cucina mi diverte, ma il cibo per me è anche benessere e salute, perché rappresenta ciò di cui il nostro corpo si nutre. Per questo motivo oltre ai miei esperimenti in cucina e ai piatti del giorno, via via che acquisirò le competenze necessarie, cercherò di pubblicare anche articoli informativi e di approfondimento sull'alimentazione e su quello che secondo me dovrebbe essere il giusto modo di approcciarsi ad essa. Questo spazio però nasce anche per condividere idee, momenti, notizie e curiosità riguardanti l'alimentazione e il benessere (senza prendersi troppo sul serio 😄), quindi spero di poter interagire con voi sia tramite il blog, che sui miei Social 😃

A questo punto non mi resta che augurarvi una buona lettura e ricordarvi che, se preferite contattarmi in forma privata, potete utilizzare il form contatti che trovate nello spazio in alto a destra del sito o i messaggi privati negli altri spazi.
Chiara

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